Il Divieto di Scommesse

Nell’ambito delle scommesse sportive, quelle calcistiche, in Italia, sono sicuramente predominanti: agli scommettitori regolari, tuttavia, si sono contrapposti in molteplici occasioni soggetti coinvolti in associazioni a delinquere finalizzate ad alterare il risultato di eventi sportivi (talvolta con la connivenza di giocatori e allenatori).

Per tale ragione, il legislatore nazionale è intervenuto sul fronte penalistico inserendo il reato di “frode sportiva” (L. n. 401/1989) che testualmente recita:

“Chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluni dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle Federazioni riconosciute dal C.O.N.I., dall’Unione Italiana per l’incremento delle razze equine (U.N.I.R.E.) o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato o dalle associazioni ad essi aderenti, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente dal corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da €. 258 ad €. 1.032. Nei casi di lieve entità di applica la sola pena della multa”.

Sul fronte sportivo, invece, la FIGC ha novellato l’art. 6 del Codice di giustizia sportiva (CGS) prevedendo che:

“Ai soggetti dell’ordinamento Federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle

società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC”.

Il relativo regime sanzionatorio è particolarmente severo: le persone fisiche (dirigenti, tesserati etc) sono puniti con la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a due anni e dell’ammenda non inferiore ad €. 25.000 (art. 6, c. 3 CGS). Le società, invece, possono incorrere, per responsabilità diretta, nella penalizzazione di uno o più punti in classifica, nell’esclusione dal campionato di appartenenza e nella retrocessione, nonché nella revoca dei titoli.

Denunciare senza indugio è un obbligo per tutti i soggetti tesserati o facenti capo ad una Federazione che siano venuti a conoscenza di condotte volte all’agevolazione delle scommesse. L’eventuale omissione comporta la sanzione dell’inibizione o della squalifica non inferiore a tre mesi e dell’ammenda non inferiore ad €. 15.000 (art. 6, c. 5 CGS).

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